Monica Fedeli, Renato Di Nubila

L'esperienza: quando diventa fattore di formazione e di sviluppo. Dall'opera di David A. Kolb alle attuali metodologie di Experiential Learning

Collana: Professione Formatore
Anno: 2010
Pagine: 244
Formato: 17x24cm
ISBN: 9788882328078

€ 24,00
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Sinossi

“L’esperienza non è un’arte grezza, per essere formativa merita di essere costruita e pensata”, ha scritto P. Dominicé, riprendendo  tutta la proposta che veniva dalla psicopedagogia di Dewey e di altri autori del Nord America. Dagli anni ’90 ad oggi il tema della formazione esperienziale si è guadagnato dei varchi anche nella cultura pedagogica e formativa nostrana. Oggi addirittura, con il forte impulso dato alla formazione degli adulti dall’UE, sembra quasi dilagante l’argomento nelle università, nei centri di formazione, nelle attività  di formazione manageriale. La questione è seria e richiede molto rigore scientifico per non assistere ancora  ad attività che, sul piano della proposta formativa, si risolvano solo in “clamorosi meeting ludici”, in una serie di “rituali spettacolari”, in  rassegne narrate, senza un fondamento di condivisione riflessiva, che  traduca rituali e meeting in morfogenesi formativa. È questo l’intento dichiarato del presente volume che, nel far conoscere al pubblico italiano l’opera di David A. Kolb, ed in particolare il suo testo Experiential Learning, coglie l’opportunità per  ripercorre un dibattito intenso e partecipato in America  e in Europa, evidenziando  i passaggi essenziali della proposta teorica della formazione esperienziale,  per  far conoscere i tentativi interessanti  compiuti anche in Italia nello sviluppo di  esperienze formative  che dalle aule è già  passato da alcuni anni “oltre l’aula” con Metaphoric Experiential Learning (outdoor, rafting formativo, arrampicata, vela, teatro d’impresa, Action Learning, approccio biografico,...). La formazione esperienziale richiede oggi un supplemento di epistemologia della pratica che, contestualmente, invita il formatore stesso a usare uno dei punti più  qualificanti della proposta di Kolb, quello della Reflective Observation che ridà anima, senso, significati e  valore concettuale alla esperienza. Diversamente, potremmo usare una bella metafora di Kolb, quando ricordando il richiamo di Dewey: “Non tutte le esperienze sono educative”, aggiungeva che una esperienza senza  il contributo della riflessione personale e costruttiva può somigliare all’acqua che scorre su un vetro inclinato… scivola, senza lasciare traccia, proprio come succede a molti, non formati a valorizzare le proprie esperienze. Vogliamo allora provare, nella prima parte di questo volume, a rinforzare le motivazioni teoriche  dell’Experiential Learning, riproponendo alcuni  passaggi del dibattito che lo ha costruito, anche con punte di forte criticità; rivisitare l’opera di D.Kolb con il necessario accento critico; nella seconda parte raccogliere riflessioni  e i risultati della ricerca (italiana, europea), con  esperienze nuove a contatto con la formazione  di alcune università statunitensi (saggio di Monica Fedeli), esporre i risultati di alcune attività immerse nella logica dell’Experiential Learning  sorrette da significative testimonianze. Un  significato particolare – com’è tipico di alcune esperienze a forte impatto emotivo – sono le pagine della testimonianza di Marta Edda Valente nella sua  drammatica “esperienza” sotto le macerie del disastroso terremoto dell’Aquila, che, fra le tante vittime, ha visto morire anche alcuni studenti. Il fremito delle pagine di Marta e la sua formidabile reazione ad un evento che sa trasformare in una forma di resilienza   eccezionale, sta a confermare la forza  della capacità che l’esperienza, nelle sue diverse manifestazioni,  può trasformare in energia  e in coraggioso attaccamento alla vita che abbiamo davanti, come valore inestimabile. L’esperienza in questo senso  diventa un presidio forte per la crescita  e la promozione culturale di una persona che è chiamata a vivacizzare per tutta la vita la voglia resiliente di apprendere, così come dice un antico detto popolare lucano che, tradotto, suona così: “La vecchia non vuole morire, perché deve ancora imparare!”.