Sinossi

Nel volume l’autore esamina le immagini inedite, conservate presso l’Archivio Centrale di Stato, connesse ai marchi di fabbrica e commerciali registrati negli anni del colonialismo italiano. La storiografia educativa nazionale, infatti, fino a tempi recenti ha trascurato la fonte primaria rappresentata dal marchio, dimostrandosi generalmente poco attenta a coglierne l’incidenza pedagogica reale. La costruzione dell’immaginario extra-europeo in ambito storico-educativo, inoltre, costituisce un tema restato ai margini dei canali principali di ricerca. Gli apparati iconografici che ritraggono l’esperienza italiana coloniale in Africa rappresentano, invece, fonti essenziali per una storia culturale dell’educazione, basata sui processi di ricostruzione delle origini e delle successive articolazioni diacroniche degli stereotipi che hanno avuto una dimensione formativa nei rapporti intergenerazionali, incidendo pesantemente sul processo del nation-building italiano. La ricerca si è avvalsa, inoltre, della consultazione della memorialistica privata che ha concorso a definire la rappresentazione dell’esperienza coloniale sulla base di stereotipi che in molti casi risultavano circolanti nella comunità nazionale ancora prima dell’inizio delle operazioni militari in Africa. Tra questi spiccano i tòpoi della barbarie africana, che necessitava dell’intervento civilizzatore italiano per essere redenta, e dell’assimilazione impossibile dell’elemento indigeno, che aprì la strada al regime razziale imposto dal fascismo successivamente alla guerra di Etiopia (1935-1936). I risultati così ottenuti si sono dimostrati promettenti, non solo perché hanno svelato la presenza di fonti storiche largamente trascurate dalla storiografia, ma soprattutto perché hanno accertato che le immagini trasmettenti una mentalità razzista in contesti educativi informali erano più diffuse di quanto ritenuto in passato. Esse risultano così inquadrate all’interno delle “Afriche icone”, destinate a veicolare in una dimensione più ampia una serie di stereotipi sull’alterità extra-europea, la cui sopravvivenza nell’opinione pubblica italiana, in seguito alla formale conclusione della stagione coloniale, ha consentito il funzionamento dei meccanismi di riproduzione e trasmissione di pregiudizi razziali inalterati nel tempo. Ancora oggi, infatti, gli immaginari sviluppatisi negli anni della dominazione coloniale condizionano l’approccio degli italiani nei confronti dell’alterità africana.

Allegati
  • Indice Indice Indice
Autore

Domenico Francesco Antonio Elia
Domenico Francesco Antonio Elia, è ricercatore senior in Storia della Pedagogia presso il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Insegna “Storia dei Processi Formativi e Culturali” presso il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche afferente all’ateneo barese ed è membro del Collegio di Dottorato “Gender Studies”. I suoi principali interessi di ricerca vertono sul processo di nation-building: nelle sue pubblicazioni ha approfondito la storia della ginnastica scolastica italiana in Età liberale, la costruzione dello snodo identitario e dell’immaginario collettivo basati sul rapporto tra elemento nazionale e alterità extra-europea in epoca coloniale. Gli esiti delle sue ricerche – pubblicati su riviste accademiche e all’interno di volumi collettanei – sono stati presentati in occasione di convegni scientifici nazionali e internazionali. Tra i suoi contributi più recenti si segnalano i seguenti articoli: I processi di costruzione dell’Alterità nella manualistica scolastica liceale (2022); Memorie del meraviglioso: mostri e creature fantastiche nella percezione europea in età coloniale (2021) e la curatela del manuale Palestre e stadi. Storia dell’educazione motoria in Italia (Milano, 2020)