Piergiuseppe Ellerani (a cura di)

Intercultura come progetto pedagogico

Collana: Ontologie Pedagogiche
Anno: 2014
Pagine: 290
Formato: 17.00 x 24.00 cm
ISBN: 9788867602032

€ 23,00
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Sinossi

Il volume rappresenta l’ontologia dell’intercultura pedagogica, definendone complessità e raggiunta maturità. L’intercultura emerge infatti dalla metamorfosi culturale del post-moderno e della globalizzazione come uno stato della pedagogia che assume una nuova origine, delineandosi modello che non nasce a caso, risultato di spinte e ricostruzioni, in grado di offrire una direzione all’attuale comunità di destino della specie umana. L’intercultura propone oggi una nuova narrazione dell’umano planetario, inter-dipendente, inter-culturale, inter-connesso: un essere multiappartenente e consapevole dell’alterità come della diversità, che si riappropria dello sviluppo umano come fine coltivandone la crescita nell’estensione di tutta la vita, generativo e creativo, costante promozione di glocalità sociale-culturale-economica-tecnologica – che guarda al pianeta come casa comune, stato nascente di un neo-umanesimo interculturale. Appare emergente la formazione di una nuova forma mentis post-etnocentrica, dialogica, aperta all’ascolto e all’incontro, destrutturata rispetto ai pregiudizi, rivolta al meticciamento visto come una risorsa, dove benessere, bellezza, umanità e saggezza vengono da essa guidate. Emerge con forza la necessità di una ri-mappatura delle opportunità formative, quella rivisitazione del welfare verso lo stato nascente di learnfare che delinea il dispiegamento di dispositivi plurali e personalizzati – per lo sviluppo umano – dove si fa storia l’uguaglianza delle opportunità in modo ampio, ed integrante diversi principi di giustizia. L’intercultura nel suo essere e farsi “tramite”, si connota per essere intrinsecamente e naturalmente pedagogica, in quanto l’“inter” ne definisce un divenire necessario, piuttosto che un’esistente situazione di fatto e in ciò richiama e richiede dispositivi di riconoscimento, dialogici e di scambio, considera e predispone gli spazi dell’incontro, è razionalmente relazionale e quindi, nel suo esistere “interdisciplinare”, è cambiamento e trasformazione, divenendo necessariamente progetto.